martedì 20 settembre 2011
domenica 18 settembre 2011
Dopo un po’ impari la sottile differenza fra tenere una mano ed incatenare un’anima.
E impari che l’amore non é appoggiarsi a qualcuno e la compagnia non é sicurezza.
E inizi ad imparare che i baci non sono contratti ed i doni non sono promesse.
E cominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta e con gli occhi aperti;
con la grazia di un adulto, non col dolore di un bambino.
E impari a costruire le tue strade oggi perché il terreno del domani é troppo incerto per fare piani.
Dopo un po’ impari che il sole scotta se ne prendi troppo.
Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima, invece di aspettare che qualcuno ti porti fiori.
E impari che puoi davvero sopportare, che sei davvero forte e che vali davvero.
J.L.Borges
E impari che l’amore non é appoggiarsi a qualcuno e la compagnia non é sicurezza.
E inizi ad imparare che i baci non sono contratti ed i doni non sono promesse.
E cominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta e con gli occhi aperti;
con la grazia di un adulto, non col dolore di un bambino.
E impari a costruire le tue strade oggi perché il terreno del domani é troppo incerto per fare piani.
Dopo un po’ impari che il sole scotta se ne prendi troppo.
Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima, invece di aspettare che qualcuno ti porti fiori.
E impari che puoi davvero sopportare, che sei davvero forte e che vali davvero.
J.L.Borges
martedì 13 settembre 2011
Oh, David
Sto cominciando a capire che la sensazione degli incubi peggiori, una sensazione che si può avere sia nel sonno sia da svegli, è identica alla forma stessa di quegli incubi: l'improvvisa realizzazione intrasogno che l'essenza stessa, il nucleo degli incubi è sempre stato con te, accanto a te, anche da sveglio, solo che... ti è sfuggito; poi quell'intervallo orribile tra il momento in cui capisci cosa ti è sfuggito e quello in cui volgi lo sguardo indietro e vedi che cosa è sempre stato lì, accanto a te, per tutto il tempo
D.F.W.
D.F.W.
sabato 3 settembre 2011
"Non ho mai sentito di avere un'identità, se per identità s'intende quella cosa che ti permette di non capire subito le persone, di non 'sentirle' subito perché senti prima te stesso e le tue esperienze che, inevitabilmente, creano un filtro che ti separa dagli altri e dalle loro, di esperienze. Quello che non ho mai capito è se questa mia 'assenza di identità', questa assenza di filtri, fosse una cosa da me voluta o semplicemente subita. Probabilmente entrambe le cose (o probabilmente mi ci sono abituata e basta), come per tutto. Questa mia mancanza d'identità mi permetteva di capire e di percepire ma non di elaborare quello che vivevo e percepivo negli altri, creando peraltro in loro l'illusione di aver trovato qualcuno che fosse esattamente come loro e con cui potessero sentirsi capite e a proprio agio. Inevitabilmente quella che poi si trovava a disagio con praticamente chiunque ero io, soprattutto quando gli altri cominciavano a intuire questo mio modo di essere. Per questo motivo non ho niente da dare a nessuno, perché sono uno specchio."
non capisco perché invece di vivere resto a guardare.
perché invece di passare all'azione resto là ferma ad analizzarla, ad analizzare i motivi che mi spingono a farla, ad analizzare cosa può aver suscitato in me il bisogno di compiere quell'azione, qual è la sua relazione col passato, non capisco perché non riesco a vivere nell'attimo. guardo le persone intorno che vivono i loro impulsi, capiscono le cose tramite l'esperienza, mentre a me "l'esperienza" fa l'effetto contrario: mi genera confusione. riesco a vedere le cose chiaramente solo da una certa distanza, non riesco a smettere di pensare, a smettere di essere CONSAPEVOLE, devo sviscerare ogni cosa privandola del suo impulso vitale, devo renderla chiara alla mente prima di tutto. purtroppo quando l'ho consumata non ha già più senso compierla, quell'azione, è come se vedessi già a cosa porta, o forse me ne convinco perché fondamentalmente ho paura di vivere, perché il mio posto alle feste è sempre stato su quella sedia ad osservare tutto nei minimi dettagli. l'osservazione come forma di onanismo, un'ossessione. ma cosa resta di me? niente. mi sono abituata all'immobilità. sono la persona saggia che vede le cose in modo chiaro, che pensa tanto e agisce poco, la persona che resta sempre uguale nel tempo, che non si lascia scalfire dagli avvenimenti, la persona di cui ci si può fidare, da cui si va a parlare quell'ora al mese e con cui ci si sente vicine nell'anima, quella che vede attraverso le altre persone perché ha passato talmente tanto tempo su quella cazzo di sedia a guardare che ormai gli altri sono personaggi di un libro: distanti ma a fuoco. tutto ciò a ventitre anni. mi chiedo allora come cazzo sarò a 40?
perché invece di passare all'azione resto là ferma ad analizzarla, ad analizzare i motivi che mi spingono a farla, ad analizzare cosa può aver suscitato in me il bisogno di compiere quell'azione, qual è la sua relazione col passato, non capisco perché non riesco a vivere nell'attimo. guardo le persone intorno che vivono i loro impulsi, capiscono le cose tramite l'esperienza, mentre a me "l'esperienza" fa l'effetto contrario: mi genera confusione. riesco a vedere le cose chiaramente solo da una certa distanza, non riesco a smettere di pensare, a smettere di essere CONSAPEVOLE, devo sviscerare ogni cosa privandola del suo impulso vitale, devo renderla chiara alla mente prima di tutto. purtroppo quando l'ho consumata non ha già più senso compierla, quell'azione, è come se vedessi già a cosa porta, o forse me ne convinco perché fondamentalmente ho paura di vivere, perché il mio posto alle feste è sempre stato su quella sedia ad osservare tutto nei minimi dettagli. l'osservazione come forma di onanismo, un'ossessione. ma cosa resta di me? niente. mi sono abituata all'immobilità. sono la persona saggia che vede le cose in modo chiaro, che pensa tanto e agisce poco, la persona che resta sempre uguale nel tempo, che non si lascia scalfire dagli avvenimenti, la persona di cui ci si può fidare, da cui si va a parlare quell'ora al mese e con cui ci si sente vicine nell'anima, quella che vede attraverso le altre persone perché ha passato talmente tanto tempo su quella cazzo di sedia a guardare che ormai gli altri sono personaggi di un libro: distanti ma a fuoco. tutto ciò a ventitre anni. mi chiedo allora come cazzo sarò a 40?
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